lunedì , 6 Luglio 2020
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MI HAI CONTAGIATO DI … EMOZIONI – ATTIVITÀ

Target: Bambini degli ultimi anni della scuola primaria e ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria di primo e secondo grado. È importante l’utilizzo di un linguaggio adeguato all’età dei partecipanti.

Obiettivi: Comprendere come un’emozione possa contagiare l’altro. 

Su cosa si lavora: Contagio emotivo.

Materiali: LIM o computer connesso a videoproiettore con audio. Video scelti dall’insegnante preventivamente. 

Indicazioni per i conduttori: L’insegnante deve proporre uno stimolo audio-visivo, come un video di un neonato o di un bambino piccolo che ride di gusto. Tale stimolo dovrebbe suscitare negli studenti e nelle studentesse una risposta emotiva di felicità. 

Spunti di riflessione: “Cosa avete provato?”; “Le emozioni provate dall’altro possono contagiarci?”; “Le emozioni di base sono riconoscibili in quanto hanno un carattere universale e sono più contagiose”.

ATTIVITÀ – Una tempesta di emozioni 

Tutti noi sperimentiamo emozioni diverse in base alle cose che ci capitano, alle persone che incontriamo e alle cose che facciamo. La presente attività permette, tramite la tecnica del brainstorming (per un approfondimento si rimanda al Modulo 2 del presente Corso 2 della Piattaforma ELISA), di far emergere tutte le idee e i pensieri che i ragazzi e le ragazze hanno sulle emozioni.

Target: Ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. La stessa attività può essere proposta anche ai bambini di quarta e quinta elementare, ma adattandola, ad esempio usando come stimolo delle immagini di volti che esprimono emozioni primarie e utilizzando un linguaggio più semplice adeguato all’età. 

Obiettivi: Capire la differenza tra emozioni primarie e secondarie.

Su cosa si lavora: Riconoscimento di emozioni primarie e secondarie.

Materiali: Cartelloni, pennarelli colorati.

Indicazioni per i conduttori: Si dividono i ragazzi in gruppi e si chiede di scrivere tutte le emozioni che vengono loro in mente. L’insegnante dà un tempo ai partecipanti (circa 5 minuti) e poi li stoppa. Si passa quindi alla seconda consegna: per ogni emozione aggiungere “quando si prova”, in quali situazioni lasciando altri 10-15 minuti.  Ogni gruppo, sceglie un portavoce, che parla a nome di tutti. L’insegnante quindi chiede ad ogni gruppo cosa ha scritto. A partire da quanto riportato dai ragazzi, l’insegnante guida una discussione differenziando i diversi tipi di emozioni (innate es. felicità, tristezza, paura, rabbia, disgusto e sorpresa sono emozioni primarie). L’insegnante stimolerà le ragazze e i ragazzi per arrivare a definire le emozioni secondarie (es. vergogna, gelosia, imbarazzo, senso di colpa etc sono emozioni secondarie in quanto richiedono auto-consapevolezza che implica coscienza, “senso di me” e consapevolezza dell’altro). 

Spunti di riflessione: “In quali situazioni si provano emozioni?”; “Posso provare diverse emozioni nello stesso momento? Se sì, perché? Se no, perché?”; “Ci sono situazioni che suscitano emozioni diverse?”; “Perchè?”; “Possiamo quindi dividere le emozioni tra quelle primarie e secondarie, vediamone le differenze”.

ATTIVITÀ – Che faccia hai?

Target: Ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado

Obiettivi: Riconoscimento delle espressioni associate alle singole emozioni di base.

Su cosa si lavora: Riconoscimento delle emozioni.

Materiali: Foglio di carta, penne e/o matite colorate.

Indicazioni per i conduttori: Utilizzando la tecnica del brainstorming, dividere il foglio in due colonne: nella prima colonna fare elencare ai partecipanti tutte le emozioni che conoscono e nella colonna a fianco iniziare ad indicare le caratteristiche che contraddistinguono le singole emozioni e permettono di riconoscerle negli altri (es. caratteristiche del volto, indici verbali e comportamentali e fisiologici – come sudare, arrossire, avere il battito accelerato). 

Spunti di riflessione: L’universalità delle emozioni: “Come riusciamo a capire quando qualcuno prova una certa emozione?”; “Ci sono caratteristiche specifiche di certe emozioni?”; “Le emozioni si manifestano nello stesso modo?”; “Ci sono parti del corpo che manifestano più apertamente le emozioni?”. Valore adattivo/disadattivo delle emozioni: “Il fatto che la felicità o la tristezza siano facilmente riconoscibili nel volto dell’altro, può essere utile per capire come comportarci?”.

Target: Scuola secondaria di primo e secondo grado.

Obiettivi: Analizzare le emozioni chiave legate ad una certa situazione tramite la creazione di cartelloni in cui i ragazzi esprimono creatività e punti di vista.

Su cosa si lavora: Riconoscimento delle emozioni. A seconda del tipo di discussione e di focus specifici, si può lavorare a livello cognitivo su aspetti dell’espressione e della regolazione delle emozioni.

Materiali: Cartellone, pennarelli.

Indicazioni per i conduttori: Riunire la classe in piccoli gruppi (da 4-5 persone) e far scegliere loro un’emozione su cui soffermare l’attenzione e della quale comprendere la situazione che ha portato a provarla; come ci si sente a provarla; come ci si comporta durante l’emozione. Ecco una possibile consegna: pensate ad un’emozione (dare un titolo al cartellone) e definite i seguenti punti: “Che cosa è successo prima?” (cause – es. ho avuto un buon voto a scuola); “Come mi sento?” ; “Cosa sento?” (reazioni fisiologiche – es. sorrido, il cuore batte forte, le mani sudano). “Cosa faccio?” (reazioni comportamentali – es. grido di gioia). Una volta completati i cartelloni, i ragazzi espongono il proprio lavoro alla classe. Questa attività può essere immaginata come step successivo ad una sensibilizzazione sul bullismo e sul cyberbullismo focalizzando l’attenzione sulle emozioni provate dalla vittima e dagli spettatori passivi.

Spunti di riflessione: “Esistono diversi modi di vivere un’emozione?”; “Non ci sono emozioni giuste o sbagliate ma reazioni comportamentali più funzionali di altre… Cosa ne pensate?”; “Qualche volta emozioni diverse portano alle stesse conseguenze fisiologiche e comportamentali; vi vengono in mente alcuni esempi?”.


About Giada Billi

Giada Billi, laureata in Scienze Storiche cum laude all’Università di Bologna e in Psicologia clinica e riabilitativa all’Università di Roma. E’ docente e referente per l’inclusione e contro bullismo e cyberbullismo presso il liceo Torricelli Ballardini di Faenza. Ha pubblicato “rapporti economici tra Italia fascista e Germania nazista durante l’occupazione”per SBC e “Il default islandese” per YCP. E’ socia Mensa Italia dal 2000.